Dichiarazione di Siviglia, quello specchio dei desideri dell’Anno della Pace 1986

Leggiamo con un certo gusto le riflessioni sulla guerra di John Keegan alla Bbc (1998, in italiano Mondadori 2002), e vi troviamo le tracce di un documento da riprendere in mano col sorriso a denti stretti di chi cerca di annusare i tempi che cambiano. Gli anni Ottanta del disgelo e del crollo del blocco sovietico, del rapporto Brundtland e di Solidarność, sono anche quelli della Dichiarazione di Siviglia (16 novembre 1986). Qualcuno la ricorda?

Se no, rinfreschiamoci la memoria: nell’ambito delle iniziative per l’Anno Internazionale della Pace, la Conferenza Generale dell’Unesco riunì a Siviglia una manciata di studiosi di diverse discipline per sconfessare la tesi della tendenza naturale dell’uomo all’aggressività, alla violenza e alla guerra. Insomma, sembrava di essere tornati indietro di qualche secolo al polemicone filosofico sulla natura originariamente buona ovvero malvagia degli uomini. Anche basta, grazie.

Fatto sta che, più che un documento scientifico (diciamolo subito: ci piacerebbe ma di scientifico ha ben poco, tanto che ad oggi la scienza non è riuscita a provare davvero nessuno degli articoli della dichiarazione), ne venne fuori una specie di specchio dei desideri che restò lettera morta (nemmeno ai tempi lo pubblicarono in molti). Un come vorremmo essere e non siamo, declinato in cinque proposizioni. Eccole:

I proposizione) E’ scientificamente scorretto dire che noi abbiamo ereditato una tendenza a fare la guerra dai nostri antenati animali.
II proposizione) E’ scientificamente scorretto dire che la guerra, o qualsiasi comportamento violento, sia geneticamente programmata nella natura umana.
III proposizione) E’ scientificamente scorretto dire che nel corso dell’evoluzione umana c’è stata una selezione del comportamento aggressivo più che di altri tipi di comportamento.
IV proposizione) E’ scientificamente scorretto dire che gli esseri umani hanno un “cervello violento”. Il cervello fa parte del nostro corpo come le gambe e le mani: possono essere tutti usati per la cooperazione come per la violenza.
V proposizione) E’ scientificamente scorretto dire che la guerra è causata dall’ “istinto” o da qualsiasi altra singola motivazione.

Ora, sarà anche vero che sta a noi decidere se bastonarci o meno, e che l’istruzione di far guerra non rientra nel programma misterioso che controlla il nostro destino, ma intorno a me, purtroppo, vedo più cannoni che fiori. E anche quando non vedo i primi, non sono certo sommerso da petali di rose: lo stato di conflitto anche violento, se certo non è lo stato naturale dei rapporti umani, mi sembra perlomeno una loro componente ineliminabile. Che sia scritto nei geni o no.

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Middle class e federal workers

Con la biliosa ammirazione tipica dell’ultimo della classe che guarda il secchione di turno risolvere in due passaggi un’equazione che a lui ha tolto il sonno, l’Italia sta percossa e attonita alla notizia che Obama si è concesso il lusso di alzare i salari minimi agli impiegati pubblici. Oggi non si parla che di quello, come se fosse così strano.

Eppure non è così difficile comprendere che, per cercare di ripartire, si dovrebbe innanzitutto soffiare ossigeno nel grande polmone d’acquisto del ceto medio, oggi più asfittico che mai! E chi sono, questi federal workers, se non paradigmatici rappresentanti di quella middle class che costituisce il nerbo dell’economia minuta, quel giro di denaro che incomincia sulla porta di casa e finisce col migliorare la vita di tutti?